
CHILD SOLDIER
Guerra. Conflitto aperto e dichiarato fra due o più stati, o in genere fra gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi, ecc., nella sua forma estrema e cruenta, quando cioè si sia fatto ricorso alle armi.
Chi ne paga il prezzo più alto sono i minori.
il Sud Sudan conta circa 19.000 bambini soldato arruolati nelle varie formazioni armate.
Ma non dimentichiamo che lo stesso fenomeno è presente in molti altri paesi come Afghanistan, Angola, Burundi, Colombia, Costa d’Avorio, Liberia, Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Sierra Leone, Somalia, Sudan e Sri Lanka.

Un bambino soldato è una persona minore di 18 anni reclutata o utilizzata da gruppi e forze armate, regolari o irregolari che siano, a qualsiasi titolo: combattenti, cuochi, facchini, messaggeri e chiunque si accompagni a tali gruppi. La definizione comprende anche le ragazze (che costituiscono il 40% degli arruolamenti) reclutate per fini sessuali e matrimoni forzati.
In Sierra Leone, durante gli anni Novanta, i ragazzi e le ragazze subivano delle sedute psicologiche manipolatorie traumatizzanti e terrorizzanti, a cui erano associate pratiche suggestionanti come l’obbligo di bere latte e polvere da sparo, oltre all’assunzione di sostanze stupefacenti. Nel nord Uganda, i famigerati ribelli dell’Lra si spinsero ben oltre nelle pratiche manipolatorie. I minori rapiti entravano a far parte del movimento armato solo dopo l’unzione (in lingua acholi: wiro ki moo) che veniva somministrata sul corpo della nuova recluta, secondo un rituale. Serviva a rendere idealmente invincibile il giovane combattente e a vincolarlo al movimento attraverso un legame ritenuto dagli stessi ribelli indissolubile.
I bambini diventano parte di una forza armata o di un gruppo per vari motivi. Alcuni vengono rapiti, minacciati, manipolati psicologicamente. Altri sono spinti dalla povertà e dal bisogno di sopravvivenza.
Nonostante gli sforzi delle organizzazioni internazionali e benché non esistano stime ufficiali, il numero di casi documentati è in costante aumento, infatti la natura della guerra è diversa; non si assiste più alla contrapposizione armata tra Stati, ma all’esplosione di crisi interne in cui gruppi politici, fazioni, gruppi religiosi o etnici si misurano tra loro.
Ma quindi perchè reclutare bambini soldato?
- imparano presto ad usare le armi che sono leggere, automatiche e costano relativamente poco
- si fanno indottrinare con maggiore facilità, ubbidiscono agli ordini più docilmente di un soldato adulto, si ribellano meno anche di fronte ad azioni impegnative o pericolose
- i bambini non vengono pagati, vengono allettati o costretti alla guerra e se muoiono, per loro si trova più facilmente il ricambio.
Negli ultimi anni l’UNICEF ha realizzato in numerosi paesi programmi per assistere e aiutare nel reinserimento e nel recupero (sia psicologico che scolastico e lavorativo) i bambini soldato.
Un numero rilevante di Organizzazioni hanno investito risorse umane ed economiche in questa nobile causa, finalizzate alla reintegrazione di questi minori nelle loro rispettive comunità.
Un’integrazione ad una vita in guerra crea forti squilibri e molteplici ripercussioni fisiche e psicologiche, dovute alle numerose atrocità commesse, e all’essere stati testimoni di esse.
La reintegrazione di questi ragazzi e ragazze alla comunità e alla società è molto lenta e a volte ne è difficile la riuscita totale, panico e incubi perseguitano questi ragazzi anche dopo anni.
https://www.intersos.org/
#STOPBAMBINISOLDATO
Intersos coordina la Coalizione Italiana Stop all’uso dei bambini soldato, e dedica la campagna all’impegno delle organizzazioni, degli operatori e degli attivisti della società civile che si impegnano affinché gli ex bambini-soldato possano reintegrarsi nella società.
